Le cisti renali sono un disturbo molto comune. Spesso asintomatiche, posso dare problemi quando di grandi dimensioni, mal posizionate o complesse. In questi casi, il paziente affetto da cisti dei reni può accusare dolore alla schiena e al fianco e altre manifestazioni tipiche. I possibili rimedi sono due: la scleroterapia e l’asportazione mediante intervento chirurgico.

Le cisti renali rappresentano una delle alterazioni più comunemente riscontrate durante esami di imaging, come ecografia, TC o risonanza magnetica. Nella maggior parte dei casi si tratta di cisti totalmente benigne e asintomatiche, che vengono identificate casualmente, in occasione di accertamenti effettuati per altri motivi.

Con l’avanzare dell’età, le cisti renali diventano un riscontro sempre più frequente: oltre la metà delle persone sopra i 60 anni ne presenta almeno una. Nella maggior parte dei casi si tratta di formazioni benigne e innocue. Tuttavia, ciò non significa che debbano essere trascurate: un monitoraggio regolare permette di valutarne le caratteristiche, rilevare eventuali cambiamenti e complicazioni nel tempo ed eventualmente intervenire tempestivamente quando necessario.

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Cosa sono le cisti renali: definizione e classificazione

Le cisti renali sono estroflessioni sacciformi, cioè piccole sacche piene di liquido, che si sviluppano all’interno del tessuto del rene. Le cisti possono interessare uno solo dei due reni oppure essere bilaterali, e il numero è estremamente variabile: si va dalla presenza di una singola cisti fino a situazioni in cui sono presenti numerose cisti multiple. Possono essere parte di malattie ereditarie, come la malattia renale policistica (rene policistico), oppure, più frequentemente, comparire come forme acquisite, sviluppandosi nel corso della vita.

Tra le forme acquisite le più frequenti sono le cisti renali semplici caratterizzate da una forma regolare, con profili ben definiti, pareti sottili e contenuto liquido omogeneo. La loro dimensione può variare dai pochi mm a oltre i 10 cm e circa un quarto di esse tende a crescere nel tempo. Sono considerate lesioni benigne in quanto non recano danni alla funzione renale e il più delle volte sono asintomatiche.

Le cisti renali complesse, a differenza di quelle semplici, possono presentare pareti ispessite o calcificate, un contenuto disomogeneo, oppure essere suddivise internamente da setti (multiloculari) o formate da più cavità unite (multilobulari). In alcuni casi, possono anche essere associate a noduli solidi. Poiché queste caratteristiche si riscontrano talvolta anche in alcune neoplasie renali, può risultare difficile distinguere una cisti complessa da una lesione tumorale, rendendo necessari approfondimenti diagnostici più accurati.

Per facilitare la valutazione e la gestione delle cisti renali, nel 1986 è stata introdotta la classificazione di Bosniak, successivamente rivista nel 2003. Si tratta ancora oggi dello strumento radiologico di riferimento per stimare il rischio di malignità delle cisti renali. La classificazione si basa sulle caratteristiche radiologiche rilevate alla TC con mezzo di contrasto e suddivide le cisti in cinque categorie, in base al loro aspetto. Questo sistema aiuta a stabilire il grado di benignità o sospetto delle lesioni, guidando i medici nella scelta tra semplice monitoraggio, controlli ravvicinati o trattamento chirurgico.

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Come si formano le cisti nei reni: cause e fattori di rischio

Le cause della formazione delle cisti renali non sono ancora del tutto chiare. Tuttavia, il fatto che la loro incidenza aumenti con l’età suggerisce un possibile legame con il processo di invecchiamento del tessuto renale. Con il tempo, le pareti dei tubuli renali possono indebolirsi, favorendo la formazione di piccole tasche di liquido, chiamate diverticoli, che possono progressivamente distaccarsi e trasformarsi in vere e proprie cisti.

Oltre all’età, esistono altri fattori di rischio associati allo sviluppo di cisti renali, tra cui:

  • il sesso maschile
  • la presenza di ipertensione arteriosa
  • l’insufficienza renale cronica, che favorisce la formazione di cisti acquisite nel tempo.

Sintomi delle cisti ai reni

Le cisti renali semplici sono, nella maggior parte dei casi, asintomatiche. Tuttavia, i sintomi possono comparire quando la cisti aumenta di dimensioni o si complica (ad esempio in caso di rottura, infezione o compressione di strutture adiacenti).

Tra le manifestazioni cliniche più comuni troviamo:

  • Dolore (lombare o al fianco): di tipo sordo e persistente, può peggiorare con i movimenti o la pressione sulla zona interessata.
  • Ematuria (sangue nelle urine): può essere macroscopica (visibile a occhio nudo) o microscopica (rilevata solo all’esame delle urine), solitamente dovuta a sanguinamento o rottura della cisti.
  • Infezione della cisti: si manifesta con febbre, brividi, astenia e sintomi simili a quelli di un’infezione urinaria.
  • Ipertensione arteriosa: può verificarsi in presenza di cisti multiple o patologie renali associate, in particolare nella malattia renale policistica.
  • Ostruzione delle vie urinarie (rara): le cisti di grandi dimensioni possono comprimere le vie urinarie, ostacolando il normale deflusso dell’urina.
  • Peggioramento della funzione renale: evento raro nelle cisti acquisite, ma più frequente nelle forme ereditarie.

Come diagnosticare le cisti renali: visite ed esami

Per una diagnosi accurata e una corretta classificazione della cisti renale, è fondamentale rivolgersi a un medico specialista in nefrologia e sottoporsi a esami di diagnostica per immagini. L’ecografia renale rappresenta generalmente il primo passo, eventualmente seguita, su indicazione medica, da una TAC o da una risonanza magnetica, utili per approfondire le caratteristiche della lesione.

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Prevenzione e terapia delle cisti renali

Allo stato attuale delle conoscenze mediche, non essendoci chiarezza sulle cause che portano alla formazione delle cisti renali, non è possibile neanche fissare dei protocolli di prevenzione. Per quanto riguarda il trattamento di questa patologia, invece, sono diverse le opzioni di terapie disponibili, prime fra tutte quella conservativa con semplici controlli clinico/strumentali periodici.

Nel caso di cisti semplici e asintomatiche, non è necessario alcun trattamento, ma è consigliato un monitoraggio periodico nel tempo. Qualora si manifestino sintomi legati alla compressione di strutture adiacenti, può essere valutata l’opportunità di intervenire chirurgicamente per rimuovere la cisti.

Per le cisti complesse, in particolare quelle con sospetto di malignità, la rimozione chirurgica rappresenta spesso un passaggio fondamentale. L’intervento può variare da una semplice escissione della cisti fino a una nefrectomia parziale o totale, a seconda dell’estensione e della natura della lesione.

La scleroterapia

Con la scleroterapia non si rimuove completamente la ciste ma la si rende innocua. Facendosi guidare dall’ecografia e utilizzando un ago lungo e sottile, si raggiunge la ciste e si aspira il liquido che la riempie, sostituendolo poi con una soluzione a base di alcol che la indurisce. Si tratta di una metodica che si svolge in modalità ambulatoriale e in anestesia locale.

L’intervento chirurgico di asportazione della ciste renale

Nel caso si decide di procedere chirurgicamente, invece, la ciste viene completamente rimossa. In una prima fase, si procede a drenare il liquido, come nella scleroterapia. In un secondo momento, però, invece di riempire la ciste con altro liquido, l’involucro viene asportato o bruciato. L’intervento è mininvasivo, perché eseguito in laparoscopia, quindi praticando dei fori di ingresso piccolissimi sull’addome, per introdurre gli strumenti chirurgici necessari. La durata è di circa un’ora e immediatamente dopo l’intervento, il paziente può già essere mobilizzato e alimentarsi autonomamente.

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Articolo redatto dalla Dott.ssa C. Gonzi della UO Nefrologia presso la Clinica Nuova Itor