L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato una riforma importante che semplifica l’accesso alle gliflozine, farmaci innovativi utilizzati per il diabete, lo scompenso cardiaco e la malattia renale cronica (MRC). Non sarà più necessario il piano terapeutico né il ritiro in distribuzione diretta: basterà una semplice ricetta ripetibile in farmacia. Una decisione che migliora l’aderenza alla terapia, riduce i tempi di attesa e favorisce la sostenibilità del sistema sanitario.
L’accesso alle gliflozine diventa più semplice. In seguito alla Legge di Bilancio 2024, il CdA dell’AIFA ha approvato una decisione di grande rilevanza per medici, pazienti e farmacisti: le gliflozine, medicinali innovativi utilizzati per il trattamento del diabete di tipo 2, dello scompenso cardiaco e della malattia renale cronica (MRC), non richiedono più il piano terapeutico né la distribuzione diretta da parte delle strutture sanitarie. Quindi, saranno disponibili in farmacia con ricetta ripetibile, come già richiesto da tempo da diverse associazioni scientifiche e di tutela dei pazienti. Questa misura segna un importante passo avanti non solo in termini di semplificazione burocratica e riduzione delle liste d’attesa, ma anche di migliore aderenza terapeutica, uno dei problemi più critici nella gestione delle patologie croniche. Parallelamente, è stata anche concordata una rinegoziazione dei prezzi con le aziende produttrici, che dovrebbe tradursi in un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale. Ma cosa sono esattamente le gliflozine? Perché il loro impiego è così rivoluzionario anche per i pazienti con malattia renale cronica? Vediamolo in questo articolo.
Cosa sono le gliflozine
Partiamo proprio dalla definizione. Le gliflozine, conosciute anche tecnicamente come inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2), sono una classe relativamente recente di farmaci inizialmente sviluppati per il trattamento del diabete mellito di tipo 2. Il loro meccanismo d’azione è particolarmente interessante perché agisce a livello dei reni. Le gliflozine, infatti, inibiscono una specifica proteina (SGLT2) presente nei tubuli renali, responsabile del riassorbimento del glucosio filtrato dal sangue. In pratica, questi medicinali bloccano il riassorbimento del glucosio, che viene così eliminato con le urine. La conseguenza diretta è un abbassamento della glicemia. Questo effetto, utile nel diabete, si accompagna ad altri benefici:
- modesto calo ponderale;
- riduzione della pressione arteriosa;
- effetto diuretico;
- protezione funzionale su cuore e reni.
Gliflozine e trattamento della Malattia Renale Cronica (MRC)
Negli ultimi anni, però, numerosi studi clinici hanno dimostrato che i benefici delle gliflozine vanno ben oltre il controllo glicemico. Questi farmaci hanno infatti dimostrato effetti favorevoli anche in pazienti non diabetici, aprendo nuove prospettive terapeutiche nella gestione dello scompenso cardiaco e, soprattutto, della malattia renale cronica (MRC). Fino a poco tempo fa, infatti, i pazienti affetti da questa patologia nefrologica disponevano di opzioni terapeutiche limitate per rallentare la progressione del danno renale. L’introduzione delle gliflozine ha fortunatamente cambiato in modo radicale questo scenario. A oggi, numerosi studi clinici di alto livello hanno infatti dimostrato che questi farmaci riducono significativamente il rischio di peggioramento della funzione renale, indipendentemente dalla presenza o meno di diabete.
L’effetto protettivo delle gliflozine si basa su diversi meccanismi:
- riduzione della pressione intraglomerulare, con minor stress sui nefroni;
- effetto antiproteinurico, ossia riduzione della perdita di proteine nelle urine, un noto indicatore di danno renale attivo;
- controllo della pressione arteriosa;
- effetto anti-infiammatorio e antiossidante a livello renale.
Grazie a questi effetti, le gliflozine rallentano l’avanzamento della malattia e riducono il rischio di eventi gravi come la necessità di iniziare la dialisi o di sottoporsi a trapianto. In molti casi, questi benefici sono stati osservati anche in pazienti con diabete ben controllato o addirittura assente, confermando il ruolo centrale di questi farmaci nella nefroprotezione.
Inoltre, è importante sottolineare che generalmente le gliflozine sono ben tollerate. Gli effetti collaterali più comuni sono infezioni genitali, disidratazione e, raramente, chetoacidosi euglicemica, soprattutto nei pazienti con diabete di tipo 1 (per i quali l’uso infatti non è raccomandato). Tuttavia, il bilancio beneficio-rischio è ampiamente favorevole, soprattutto se il paziente è correttamente selezionato e monitorato.
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Articolo revisionato dal Dottor Nicola Pirozzi, specialista in nefrologia presso la Clinica Nuova Itor di Roma