CPET: cos'è, a cosa serve e quando farlo
Il CPET (Test da Sforzo Cardiopolmonare) è un esame diagnostico e prognostico che integra la valutazione dell’apparatocardiovascoalre, respiratorio , muscoalre e matabolico. Il CPET risponde a delle domande a cui un elettrocardiogramma da solo non sa rispondere. Perché il fiato si accorcia troppo presto? Quanto il cuore regga sotto sforzo? Dove si nasconde il limite funzionale che condiziona la qualità della vita. Il CPET è dunque lo strumento che la medicina ha sviluppato per fugare i dubbi con dati precisi, misurabili e scientificamente validati. In questo articolo, supervisionato dai medici nella Nuova itor di Roma, scoprirai cos'è, come funziona e perché sempre più specialisti lo considerano indispensabile.
IL CPET è uno degli strumenti diagnostici più completi a disposizione della medicina moderna per verificare la salute integrata di cuore e polmoni, . Eppure, nonostante la sua importanza clinica, molte persone non ne hanno mai sentito parlare o ne hanno una conoscenza vaga, limitata all'idea generica di "test da sforzo". In realtà è molto di più. Vediamolo con queste 10 domande.
Cos'è la CPET?
CPET è l'acronimo di Cardiopulmonary Exercise Test, in italiano test da sforzo cardiopolmonare. Il CPET è quindi un esame strumentale che valuta in modo simultaneo e integrato la risposta del cuore, dei polmoni, della circolazione e dei muscoli durante un'attività fisica progressiva, solitamente eseguita su un cicloergometro o su un tapis roulant.
Che differenza c’è tra CPET e ECG?
A differenza di un semplice elettrocardiogramma sotto sforzo, il CPET misura la ventilazione ed i i gas respiratori, in particolare il consumo di ossigeno (VO₂) e la produzione di anidride carbonica (VCO₂), fornendo un quadro funzionale che nessun altro esame, da solo, è in grado di offrire.
Cosa misura esattamente il CPET ?
Durante il CPET vengono rilevati in tempo reale decine di parametri. I più rilevanti dal punto di vista clinico sono:
- VO₂ max: il consumo massimo di ossigeno, considerato il gold standard per misurare la capacità aerobica
- soglia anaerobica (AT): il punto oltre il quale l'organismo non riesce più a sostenere lo sforzo con il solo metabolismo aerobico
- efficienza ventilatoria (VE/VCO₂ slope): un indicatore sensibile della funzione cardiaca e polmonare con elevato potere prognostico
- Polso d’Ossigeno: surrogato non invasivo della gittata cardiaca sistolica (ovvero quanto sangue viene pompato dal cauore ogni singolo battito)
- risposta della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa durante lo sforzo incrementale
- saturazione dell'ossigeno nel sangue (SpO₂)
L'integrazione di questi dati permette di identificare con precisione l'origine di una limitazione funzionale, se cardiaca, polmonare, muscolare o metabolica, e di quantificarne la gravità.
Quando è consigliabile fare il test da sforzo cardiopolmondare?
Le indicazioni alla CPET sono numerose e riguardano sia il contesto clinico che quello sportivo e preventivo.
In ambito cardiologico e pneumologico, il CPET è indicata per:
- valutare la capacità funzionale nei pazienti con scompenso cardiaco, cardiomiopatie o cardiopatia ischemica
- stratificare il rischio prima di interventi chirurgici maggiori
- monitorare la risposta alla terapia medica o riabilitativa, in particolar modo nella prescrizione di esercizio fisico
- distinguere una dispnea di origine cardiaca da una di origine polmonare quando la causa non è chiara
In ambito pneumologico, viene utilizzato per valutare le broncopneumopatie croniche ostruttive (es. asma, BPCO….), le patologie interstiziali polmonari (es.fibrosi polmmonare...) e l'ipertensione polmonare.
In ambito chirurgico, il CPET è oggi considerata uno strumento fondamentale per la valutazione preoperatoria nei pazienti candidati a interventi di chirurgia toracica o addominale maggiore, permettendo di stimare il rischio operatorio con una precisione superiore rispetto ai test tradizionali.
Per quanto riguarda sport e prevenzione, il CPET è utile per prescrivere l'attività fisica in modo personalizzato e sicuro, sia in soggetti sani che in soggetti con fattori di rischio cardiovascolare o che intendono intraprendere programmi di allenamento intensivo ed efficiente così da ottenere benefici cardiocircolatori,respiratori, muscolari e metabolici. .
Come si svolge il test da sforzo cardiopolmonare CPET?
L'esame CPET dura in genere complessivmente tra i 20 e i 40 minuti, con una durata dello sforzo pari a 10 ± 2 min Il paziente indossa una maschera facciale collegata a un analizzatore di gas respiratori ed è monitorato con ECG continuo, pulsossimetro e sfigmomanometro. Lo sforzo viene aumentato gradualmente secondo un protocollo calibrato in base alle caratteristiche cliniche e fisiche del paziente.
Il CPET è un esame doloroso?
No, il CPET non è un esame doloroso né particolarmente invasivo. Richiede però uno sforzo fisico progressivo, che viene interrotto quando si raggiunge il massimo tollerato o quando compaiono criteri di sicurezza che impongono la sospensione.
Come prepararsi per il test da sforzo cardiopolmonare?
Per il CPET non è richiesta una preparazione specifica ma solo l’osservanza di alcune precauzioni. Prima dell'esame è necessario evitare pasti abbondanti nelle due ore precedenti, sospendere eventualmente alcuni farmaci su indicazione medica, astensione da fumo e indossare abbigliamento comodo e scarpe adatte all'attività fisica.
Quanto è affidabile il CPET?
Il CPET è considerata dalla comunità scientifica internazionale il test di riferimento per la valutazione della capacità funzionale. Le principali società cardiologiche e pneumologiche (tra cui l'American Heart Association, l'European Society of Cardiology e l'American Thoracic Society) ne raccomandano l'utilizzo in numerosi scenari clinici, supportate da decenni di evidenze scientifiche. La sua affidabilità dipende in larga misura dalla qualità delle apparecchiature utilizzate, dall'esperienza del team che esegue e interpreta l'esame e dalla corretta preparazione del paziente. Per questo motivo è fondamentale rivolgersi a centri specializzati, dotati di strumentazione certificata e personale formato.
Sottoporsi a esame da sforzo cardiopolmonare comporta dei rischi?
No, la CPET è un esame sicuro. Il rischio di eventi avversi gravi è estremamente basso e paragonabile a quello di qualsiasi altro test da sforzo standard. Prima dell'esame viene sempre eseguita una valutazione clinica per escludere controindicazioni assolute, tra cui instabilità cardiaca acuta, sindromi coronariche in fase attiva o aritmie non controllate.
Dove eseguire un CPET a Roma?
Presso la Clinica Nuova Itor di Roma, il CPET viene eseguita in un contesto specialistico multidisciplinare, con apparecchiature di ultima generazione e un team di cardiologi e pneumologi esperti nella valutazione funzionale. L'esame è disponibile sia per pazienti con patologie croniche in follow-up, sia per chi desidera una valutazione preventiva o sportiva avanzata. Il referto viene elaborato e discusso direttamente con il paziente, con indicazioni chiare sulle implicazioni cliniche e sugli eventuali step successivi del percorso di cura.
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Calorimetria indiretta: cos'è, come funziona e a chi serve davvero
La calorimetria indiretta misura con precisione il metabolismo basale analizzando i gas respiratori. È il metodo migliore per personalizzare piani nutrizionali, ottimizzare la performance sportiva e individuare adattamenti metabolici che le formule standard non rilevano. In questo articolo trovi tutto quello che devi sapere: come funziona il test, a chi è indicato, come prepararsi e cosa fare con i risultati. A Roma, questo esame è disponibile presso la Clinica Nuova Itor, punto di riferimento per la medicina dello sport e la valutazione funzionale.
La calorimetria indiretta è l'analisi dei gas respiratori, ovvero il calcolo di quanto ossigeno si consuma e quanta anidride carbonica si produce. Questo, in previsione della produzione di un piano nutrizionale da parte di un medico specialista, permette di sapere con precisione quante calorie il corpo brucia realmente a riposo, senza stime né formule generiche. È per questo che la Clinica Nuova Itor ha scelto di integrare questo esame nel proprio percorso diagnostico: perché un piano nutrizionale serio non può partire da un'approssimazione.
Cos'è il metabolismo basale e perché misurarlo con precisione
Il metabolismo basale (MB) rappresenta la quota di energia che l'organismo consuma per mantenere le funzioni vitali a riposo: respirazione, battito cardiaco, termoregolazione, attività cellulare. Costituisce tra il 60% e il 75% del fabbisogno energetico totale giornaliero.
Le formule predittive comunemente usate come l0Harris-Benedict, o il Mifflin-St Jeor, stimano il metabolismo basale a partire da peso, altezza, età e sesso. Il problema è che queste formule hanno un margine di errore che può superare il 20-30% in individui con composizione corporea atipica, patologie metaboliche o storia di diete restrittive.
La calorimetria indiretta non stima: misura. Il risultato è specifico per quella persona, in quel momento della sua storia metabolica.
Vuoi sapere qual è il tuo metabolismo basale reale? Prenota una valutazione con la calorimetria indiretta presso la clinica Nuova Itor.
Come funziona la calorimetria indiretta?
Il test si esegue a riposo, a digiuno da almeno 4-6 ore, in un ambiente termocomfortevole. Il paziente respira normalmente attraverso una mascherina o un boccaglio collegato ad un calorimetro, che analizza in tempo reale la composizione dell'aria inspirata ed espirata.
Il calorimetro misura due parametri fondamentali:
- VO₂ — volume di ossigeno consumato per unità di tempo
- VCO₂ — volume di anidride carbonica prodotta per unità di tempo
Dal rapporto tra questi due valori si ricava il quoziente respiratorio (QR), che indica anche quali substrati energetici il corpo sta ossidando prevalentemente: grassi (QR ≈ 0,70), carboidrati (QR ≈ 1,00) o una miscela dei due.
Applicando l'equazione di Weir, si calcola il dispendio energetico a riposo (REE — Resting Energy Expenditure), espresso in kcal/die.
La durata del test varia tra 15 e 30 minuti: non è invasivo, non richiede prelievi e non ha controindicazioni in soggetti sani.
Per chi è indicato fare la calorimetria indiretta?
La calorimetria indiretta non è riservata solo a casi clinici complessi. Ma è invece uno strumento utile in una gamma ampia di situazioni in cui si vuole avere un calcolo preciso del metabolismo basale.
In ambito clinico e nutrizionale è indicata per pazienti con obesità che non rispondono alle diete standard, soggetti con anamnesi di disturbi del comportamento alimentare, persone con ipotiroidismo o altre patologie endocrine che alterano il metabolismo, pazienti in terapia intensiva che necessitano di supporto nutrizionale calibrato, e chiunque abbia sperimentato un adattamento metabolico da diete ipocaloriche prolungate.
È un ottimo strumento anche quando si parla di sport e performance. Gli atleti, grazie alla calorimetria, possono calibrare il piano alimentare sulla propria spesa energetica reale, ottimizzare la composizione corporea senza intaccare la massa muscolare, e identificare la zona di ossidazione lipidica massima per strutturare gli allenamenti in modo più efficace.
Per prevenzione e benessere generale, è utile per chiunque voglia conoscere il proprio profilo metabolico individuale prima di intraprendere un percorso di gestione del peso, senza affidarsi a calcoli standardizzati che potrebbero sovrastimare o sottostimare il fabbisogno reale.
Calorimetria indiretta vs formule predittive: perché la differenza conta
Le equazioni predittive sono strumenti utili nella pratica clinica di routine, ma nascono da studi su target molto ampi e per questo producono valori medi.
Non tengono conto della composizione corporea individuale, della percentuale di massa magra e grassa, della storia dietetica pregressa, né dell'adattamento metabolico.
Un soggetto che ha perso 15 kg negli ultimi due anni con una dieta ipocalorica può avere un metabolismo basale significativamente più basso rispetto a quanto previsto dalle formule per il suo peso attuale. Prescrivere un piano calorico basato sulla formula in questo caso significa sovralimentare — e bloccare ulteriori progressi.
La calorimetria indiretta rileva questa realtà e permette di costruire un piano nutrizionale su misura, non su una media statistica.
Come ci si prepara per svolgere correttamente la calorimetria?
Per ottenere un risultato affidabile è necessario rispettare alcune condizioni prima dell'esame:
- Digiuno di almeno 4-6 ore (alcuni protocolli richiedono 12 ore per il digiuno completo)
- Nessuna attività fisica intensa nelle 24 ore precedenti
- Nessuna assunzione di caffeina, stimolanti o integratori termogenici nelle 12 ore prima
- Ambiente tranquillo, temperatura controllata, assenza di stress acuto
- Riposo di almeno 30 minuti prima dell'inizio della misurazione
Il paziente rimane sdraiato o seduto in posizione rilassata per tutta la durata del test. Non è richiesta alcuna collaborazione attiva oltre alla respirazione normale.
Quali dati si estraggono dalla calorimetria e come possono essere utilizzati?
Il dato grezzo della calorimetria indiretta — il REE in kcal/die — è il punto di partenza, non il punto di arrivo.
Dopo l’esame, è infatti importante che uno specialista della nutrizione, come un biologo nutrizionista o un dietologo, utilizza il valore misurato per calcolare il fabbisogno energetico totale applicando i fattori di attività fisica, costruire un piano nutrizionale personalizzato con un deficit o surplus calorico realistico, e monitorare nel tempo l'eventuale adattamento metabolico, ripetendo la misurazione a distanza di mesi per aggiustare il piano.
Il quoziente respiratorio aggiunge un'informazione qualitativa preziosa: indica se il paziente sta ossidando prevalentemente grassi o carboidrati a riposo, dato che orienta le scelte sulla distribuzione dei macronutrienti.
Ogni quanto bisogna ripetere la calorimetria indiretta?
Il metabolismo basale non è un dato statico. Cambia con la perdita o l'aumento di peso, con l'allenamento, con le variazioni ormonali e con l'adattamento metabolico indotto da periodi di restrizione calorica. Una misurazione eseguita sei mesi fa fotografa una realtà che oggi potrebbe essere significativamente diversa e un piano nutrizionale costruito su dati vecchi rischia di essere inefficace o controproducente.
Ripetere la calorimetria indiretta ogni 3-6 mesi durante un percorso attivo permette di intercettare questi cambiamenti prima che si traducano in un plateau o in una perdita di massa muscolare, e di aggiornare il piano alimentare sulla base del metabolismo reale attuale, non di una stima fatta mesi prima in condizioni diverse.
In contesti clinici con patologie metaboliche attive, la cadenza può essere più ravvicinata su indicazione del medico.
Calorimetria indiretta a Nuova Itor
Nuova Itor offre la calorimetria indiretta come parte integrante dei percorsi di valutazione metabolica e nutrizionale. Il test viene eseguito con strumentazione di precisione da professionisti specializzati, in un contesto clinico strutturato per garantire condizioni ottimali di misurazione e un'interpretazione corretta dei risultati.
Domande frequenti sulla calorimetria indiretta
La calorimetria indiretta è dolorosa o invasiva?
No. Il test è completamente non invasivo. Il paziente respira normalmente attraverso una mascherina o un boccaglio per 15-30 minuti, sdraiato o seduto in posizione rilassata. Non sono previsti prelievi, iniezioni o procedure fisicamente fastidiose.
Quanto dura il test di calorimetria indiretta?
La misurazione attiva dura tra i 15 e i 30 minuti. Considerando il tempo di preparazione e il riposo pre-test necessario per stabilizzare i parametri respiratori, l'appuntamento complessivo richiede circa un'ora.
Chi può eseguire la calorimetria indiretta?
Il test è indicato per adulti sani e per pazienti con patologie metaboliche, endocrine o nutrizionali. Non ha controindicazioni assolute in soggetti sani. In presenza di patologie respiratorie acute o condizioni cliniche instabili, la valutazione dell'idoneità spetta al medico.
La calorimetria indiretta è diversa dalla calorimetria diretta?
Sì. La calorimetria diretta misura il calore disperso direttamente dal corpo in camere termicamente isolate — strumenti costosi, usati quasi esclusivamente in contesti di ricerca. La calorimetria indiretta calcola il dispendio energetico analizzando i gas respiratori: è più pratica, accessibile e altrettanto accurata per l'uso clinico e sportivo.
Posso fare la calorimetria indiretta se sono in dieta?
Sì, ed è anzi uno degli utilizzi più utili. Chi è in corso di dieta ipocalorica può sviluppare un adattamento metabolico, cioè una riduzione del metabolismo basale superiore a quella attesa dalla perdita di peso. La calorimetria indiretta lo rileva con precisione, permettendo di aggiustare il piano nutrizionale prima che i progressi si blocchino.
La calorimetria indiretta misura anche il grasso corporeo?
Non direttamente. Misura il dispendio energetico e il quoziente respiratorio, che indica quali substrati il corpo sta ossidando a riposo. Per una valutazione completa della composizione corporea (percentuale di massa grassa e massa magra) si affianca spesso a una bioimpedenziometria o a una DEXA.
I risultati della calorimetria indiretta cambiano nel tempo?
Sì. Il metabolismo basale non è un dato fisso: varia con l'età, le variazioni di peso, l'allenamento, le condizioni ormonali e la storia dietetica. Per questo è utile ripetere il test ogni 3-6 mesi durante un percorso attivo di gestione del peso o di allenamento, per aggiornare il piano nutrizionale sulla base del metabolismo reale attuale.
La calorimetria indiretta è utile anche per chi non vuole dimagrire?
Sì. È uno strumento prezioso per chiunque voglia ottimizzare la propria alimentazione: atleti che cercano di migliorare la performance, persone che vogliono aumentare la massa muscolare senza accumulare grasso, o semplicemente chi vuole capire come funziona il proprio metabolismo per fare scelte alimentari più consapevoli.
Cosa succede se mangio o faccio attività fisica prima del test?
Il risultato viene compromesso. Mangiare attiva la termogenesi indotta dalla dieta, che aumenta temporaneamente il dispendio energetico. L'attività fisica altera i parametri respiratori anche ore dopo la fine dell'allenamento. Entrambe le condizioni producono una sovrastima del metabolismo basale reale. Per questo il digiuno e il riposo pre-test non sono raccomandazioni accessorie: sono condizioni necessarie per la validità della misurazione.
La calorimetria indiretta è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale?
La rimborsabilità varia in base alla regione e al contesto clinico. In alcuni casi è erogabile in regime SSN quando prescritta nell'ambito di un percorso diagnostico per patologie metaboliche o nutrizionali specifiche. Per verificare le condizioni di accesso presso San Feliciano, è consigliabile contattare direttamente la struttura.
Forma fisica e salute: non aspettare che passi l'estate, prenota il pacchetto nutrizione
L’arrivo della bella stagione porta con sé il desiderio diffuso di rimettersi in forma. Spesso, però, la fretta spinge a cadere nella trappola delle soluzioni dell'ultimo minuto: diete drastiche trovate sul web, beveroni miracolosi o regimi alimentari standardizzati che promettono miracoli in pochi giorni. Il risultato? Nella maggior parte dei casi si va incontro a frustrazione, perdita di massa magra (e non di grasso) e al famigerato "effetto yo-yo".
Oggi sappiamo che l’approccio della dieta uguale per tutti è ufficialmente obsoleto. Per ottenere risultati reali, duraturi e – soprattutto – che tutelino la salute, è necessario un approccio concreto, scientifico e basato sui dati reali del proprio corpo. L'improvvisazione non funziona; la medicina personalizzata sì. Per rispondere a questa esigenza, la Clinica Nuova Itor ha strutturato il Pacchetto Nutrizione: un percorso clinico integrato e guidato da specialisti, progettato per darti risposte precise e un piano d'azione su misura.
Il valore dei dati reali: come funziona il Pacchetto Pre-Estivo Nutrizione
Il segreto di un percorso nutrizionale di successo sta nella qualità delle informazioni di partenza. Non ci si può basare su formule matematiche generiche: ogni corpo è unico.
Il Pacchetto della Clinica Nuova Itor unisce in un unico percorso integrato tutti gli esami diagnostici e le consulenze specialistiche necessarie per mappare il tuo stato di salute attuale:
- Valutazione del comportamento alimentare: Attraverso test clinici mirati somministrati da un medico dietologo, vengono identificati i pattern, le abitudini e le criticità psicologiche o quotidiane che spesso sabotano i risultati a lungo termine senza che ce ne rendiamo conto.
- BIA (Bioimpedenziometria): Un esame rapido e non invasivo che permette di misurare con precisione millimetrica la tua composizione corporea. Saprai esattamente quanta massa grassa, quanta massa magra (muscolo) e quale livello di idratazione caratterizzano il tuo organismo.
- Calorimetria Indiretta: È il gold standard per conoscere il tuo metabolismo basale reale. Non una stima astratta, ma il calcolo esatto di quante calorie consuma il tuo corpo a riposo.
- Piano alimentare personalizzato: Elaborato dal nutrizionista sotto stretta prescrizione medica del dietologo, il piano contiene tutte le indicazioni operative, pratiche e sostenibili per affrontare con successo il primo mese.
- Follow-up a 30 giorni: Cambiare abitudini richiede tempo. Il controllo a un mese serve proprio a monitorare i progressi, valutare la risposta del corpo, correggere il tiro e consolidare i primi traguardi raggiunti.
Perché scegliere un percorso clinico strutturato?
Mentre l'approccio "fai-da-te" o le diete standardizzate si basano esclusivamente su calorie teoriche e formule generiche calcolate a tavolino, il percorso clinico di Nuova Itor poggia le sue fondamenta su dati reali e oggettivi, ottenuti tramite esami precisi come la calorimetria e la BIA.
Questa differenza non è solo formale, ma sostanziale per la salute: se i regimi restrittivi improvvisati comportano il serio rischio di rallentare il metabolismo e far perdere massa muscolare anziché grasso, l'affiancamento medico garantisce la preservazione della massa magra e la tutela della salute metabolica.
Inoltre, di fronte ai classici e frustranti "blocchi del peso", chi segue una dieta standard si ritrova spesso senza risposte e propenso all'abbandono precoce per mancanza di personalizzazione. Al contrario, il percorso Nuova Itor mette a disposizione un'équipe medica integrata capace di identificare tempestivamente le criticità e, grazie al follow-up mirato a 30 giorni, offre il monitoraggio necessario per correggere il tiro e consolidare i risultati nel tempo.
Terapia del dolore: ritrovare qualità di vita con il dolore cronico
La terapia del dolore (che non c’entra nulla con le cure palliative) è molto più di un sollievo temporaneo: è fatta dalle tecniche più avanzate oggi disponibili. In questo articolo scoprirai come funziona, a chi si rivolge e perché è in grado di restituire qualità di vita a chi aveva smesso di sperare.
La terapia del dolore è la specialità medica che ha cambiato il modo di affrontare una delle condizioni più diffuse e più sottovalutate: il dolore cronico. Non cure palliative, non gestione dell'emergenza, ma percorsi terapeutici attivi, mirati alle cause, pensati per restituire qualità di vita a chi ha smesso di credere che le cose potessero migliorare. Perché il dolore cronico condiziona tutto. La schiena che non lascia dormire, il ginocchio che limita ogni movimento, la nevralgia che rende difficile anche le attività più semplici. E troppo spesso chi ne soffre si rassegna, convinto che l'unica alternativa siano gli antidolorifici o, peggio, l'abitudine al dolore come parte della quotidianità. Non è così. E la terapia del dolore ne è la prova.
Terapia del dolore e cure palliative non sono la stessa cosa
Uno dei malintesi più diffusi sulla terapia del dolore è la sua associazione con le cure palliative. Un'equazione comprensibile, ma sbagliata e che priva molte persone di un aiuto concreto. Le cure palliative accompagnano il paziente nelle fasi terminali di una malattia, con l'obiettivo di ridurre la sofferenza quando la guarigione non è più possibile. La terapia del dolore fa qualcosa di molto diverso: interviene sul meccanismo che genera il dolore, in qualsiasi fase della vita e per qualsiasi causa. Non gestisce un sintomo in attesa che passi, lo affronta alla radice, con strumenti diagnostici e terapeutici mirati, costruiti sulla storia clinica e sulla quotidianità di ogni singolo paziente. Si rivolge a chiunque conviva con una sintomatologia dolorosa che compromette le normali attività: il lavoro, il sonno, il movimento, la concentrazione. Persone attive, spesso giovani, che non hanno nessuna malattia terminale, ma che soffrono, e che meritano una risposta medica all'altezza.
Per chi è indicata la terapia del dolore
La terapia del dolore si rivolge a una platea di pazienti molto più ampia di quanto comunemente si pensi. Le principali aree di intervento includono:
- Patologie dell'apparato muscolo-scheletrico: artrosi, artrite reumatoide, dolore lombare cronico (lombosciatalgia), ernie del disco, tendinopatie
- Dolore neuropatico: nevralgie, neuropatie periferiche, sindrome post-erpetica
- Patologie reumatologiche: fibromialgia, spondilite anchilosante
- Dolore oncologico: gestione del dolore correlato alla malattia o ai trattamenti
- Disturbi del microcircolo: insufficienza venosa, cellulite patologica, pesantezza e gonfiore agli arti inferiori
- Patologie infettive ricorrenti: herpes zoster, herpes simplex, epatopatie
In tutti questi casi, un approccio specialistico permette di ridurre significativamente il ricorso a farmaci, abbreviare i tempi di recupero e migliorare la qualità della vita in modo duraturo.
Quanto dura la terapia del dolore
La durata di un percorso di terapia del dolore dipende da un insieme di variabili strettamente personali: il tipo di dolore, la sua origine, da quanto tempo è presente e come il singolo paziente risponde al trattamento.
Quando si tratta di dolore acuto, i tempi sono generalmente contenuti. Il percorso terapeutico accompagna la fase di recupero dall'evento scatenante, che sia un trauma, un intervento chirurgico o un'infiammazione acuta, e si esaurisce nel giro di settimane, raramente oltre.
Il dolore cronico è un capitolo diverso. Qui i tempi si allungano, a volte in modo significativo, perché l'obiettivo non è solo spegnere il sintomo, ma intervenire su un meccanismo che si è consolidato nel tempo. Alcuni pazienti raggiungono un controllo stabile del dolore in pochi mesi, altri necessitano di un percorso più lungo, con rivalutazioni periodiche e aggiustamenti terapeutici progressivi.
Ed è proprio questa flessibilità a fare la differenza: un buon piano terapeutico non è rigido, si adatta all'evoluzione clinica del paziente, ai miglioramenti ottenuti e alle difficoltà che emergono nel tempo. Per questo il confronto con uno specialista non è solo il punto di partenza, ma una presenza costante lungo tutto il percorso.
I trattamenti di terapia del dolore
La terapia del dolore non si riduce a una singola tecnica o a una prescrizione farmacologica. È un insieme strutturato di interventi che agiscono su più livelli, perché il dolore cronico non è mai solo fisico: coinvolge la sfera psicologica, le abitudini quotidiane, la qualità del sonno, la capacità di muoversi e di lavorare. Per questo il trattamento efficace è quasi sempre multidisciplinare, costruito insieme a medici specialisti, fisioterapisti e psicologi.
Sul fronte fisico, gli strumenti disponibili sono numerosi e molto diversi tra loro. Le terapie non invasive spaziano dalla crioterapia e termoterapia fino alla TENS, all'agopuntura, al biofeedback e all'esercizio fisico terapeutico. Nei casi più complessi si ricorre a procedure interventistiche mirate: blocchi nervosi, infiltrazioni, neuromodulazione e impianti per infusione continua, selezionati in base alla natura e alla sede del dolore. La componente psicologica completa il quadro, con tecniche come la terapia cognitivo-comportamentale e l'ACT, fondamentali per ridurre l'impatto di ansia e depressione che spesso accompagnano il dolore cronico.
L'ambulatorio di terapia del dolore alla Clinica Nuova Itor
Il punto di partenza è sempre l'ascolto. Prima di qualsiasi trattamento, lo specialista ricostruisce la storia del dolore: da dove viene, come si manifesta e in che modo condiziona la vita di chi lo porta. Non si esce con una diagnosi generica: si esce con un percorso. I trattamenti disponibili spaziano dalla terapia farmacologica ai blocchi antalgici, dalle infiltrazioni ecoguidate all'ozonoterapia, passando per mesoterapia antalgica, agopuntura e viscosupplementazione. Strumenti diversi per patologie diverse, con un unico obiettivo: restituire qualità di vita a chi ha smesso di sperare di stare meglio. Se convivi con il dolore da troppo tempo, forse è il momento di smettere di considerarlo una parte inevitabile della tua vita.
Presso l'ambulatorio sono disponibili i seguenti trattamenti:
- terapia farmacologica;
- blocchi antalgici;
- infiltrazioni ecoguidate (faccette articolari cervicali e lombari, articolazione sacroiliaca, nervi genicolati, spalla, nervo grande e piccolo occipitale, piccole articolazioni, nevralgia trigeminale, intercostale post erpetica, ecc);
- blocchi peridurali;
- viscosupplementazione;
- infiltrazione punti trigger;
- mesoterapia antalgica;
- agopuntura
- ozonoterapia
Ozonoterapia: cos'è, come funziona e per quali patologie
L'ozonoterapia è un trattamento medico riconosciuto, supportato da un numero crescente di evidenze scientifiche, che utilizza una miscela di ossigeno e ozono per produrre effetti terapeutici concreti su un'ampia gamma di patologie. In questo articolo scoprirai come funziona, su quali meccanismi agisce e per chi può rappresentare una risposta efficace.
Hai sentito parlare di ozonoterapia ma non sai esattamente cosa sia, se funzioni davvero o se possa fare al caso tuo. È comprensibile: intorno a questo trattamento circolano ancora molti dubbi e qualche pregiudizio, alimentati spesso dalla scarsa informazione. Eppure, la realtà racconta una storia diversa. Sempre più specialisti, tra cui ortopedici, neurologi, fisiatri, reumatologi ed esperti in terapia del dolore la integrano nei propri percorsi terapeutici con risultati documentati su patologie molto diverse tra loro. Si parla di dolore lombare e cervicale, ernie discali, artrosi e patologie articolari, tendiniti croniche, neuropatie periferiche, ulcere e ferite difficili da guarire, disturbi circolatori e ischemici. Ma anche di supporto alle terapie oncologiche per ridurre gli effetti collaterali, di trattamenti per le infezioni resistenti agli antibiotici e di applicazioni in ambito estetico, sportivo e rigenerativo. Un ventaglio di utilizzi così ampio non è casuale: riflette la capacità dell'ozono di agire su meccanismi biologici fondamentali, trasversali a molte condizioni patologiche. Capire come funziona significa capire perché, in così tanti casi, funziona davvero.
Cos'è l'ozonoterapia
L'ozonoterapia, come dicevamo, è un trattamento medico basato sulla somministrazione di una miscela di ossigeno (O2) e ozono (O3) nell'organismo. L'ozono è una forma instabile di ossigeno composta da tre atomi invece di due: è proprio questa instabilità a renderlo biologicamente attivo e terapeuticamente utile. Una volta introdotto nell'organismo, attraverso diverse vie di somministrazione in base alla patologia da trattare, innesca una serie di reazioni biochimiche che agiscono su infiammazione, circolazione, sistema immunitario e difese antiossidanti. Non è un farmaco nel senso tradizionale del termine: è uno stimolo biologico che attiva le capacità di risposta naturale del corpo.
Come agisce l'ozono sul corpo
I meccanismi attraverso cui l'ozonoterapia produce i suoi effetti sono molteplici e sinergici. Comprendere come agisce aiuta a capire perché si rivela utile in contesti clinici così diversi tra loro.
Innanzitutto, l'ozono esercita una potente azione immunomodulante. Stimola la produzione di citochine, interferoni e interleuchine, sostanze fondamentali per il corretto funzionamento del sistema immunitario e per la difesa dell'organismo da agenti infettivi e tumorali. Per questo trova applicazione in patologie come l'artrite reumatoide, la sclerosi multipla e come supporto nei trattamenti oncologici.
A questo si aggiunge un'azione disinfettante e antivirale di grande rilevanza clinica. L'ozono è efficace contro batteri e virus, ed è utilizzato con successo nel trattamento di patologie infettive ricorrenti come l'herpes zoster, l'herpes simplex e alcune epatopatie.
Sul fronte circolatorio, l'ozonoterapia riattiva il microcircolo, ovvero la rete capillare periferica. Questo la rende particolarmente indicata nei disturbi venosi degli arti inferiori: insufficienza venosa, gonfiore, pesantezza e cellulite patologica traggono beneficio concreto da questo effetto.
Infine, e forse è l'azione più conosciuta, l'ozono agisce come antinfiammatorio e antidolorifico naturale. Riduce l'infiammazione locale, decontrae la muscolatura e agisce direttamente sul dolore. Nel caso dell'ernia del disco, ad esempio, è in grado di essiccare il nucleo erniato, eliminare l'infiammazione e alleviare la compressione radicolare, spesso con risultati paragonabili a quelli di interventi più invasivi.
Per quali patologie si usa l'ozonoterapia
Il campo di applicazione dell'ozonoterapia è ampio e in continua espansione. Le aree di intervento più consolidate riguardano:
Apparato muscolo-scheletrico e osteoarticolare
- Artrosi e patologie articolari degenerative
- Ernie del disco e lombalgia cronica
- Tendinopatie e lesioni dei tessuti molli
- Fibromialgia e spondilite anchilosante
Sistema nervoso e dolore cronico
- Dolore neuropatico e nevralgie
- Cefalea cronica e emicrania
Circolazione e metabolismo
- Disturbi del microcircolo e insufficienza venosa
- Patologie ischemiche periferiche
Medicina sportiva
- Miglioramento delle performance
- Velocizzazione dei tempi di recupero dopo lo svolgimento di attività intensa
- Velocizzazione dei tempi di recupero post infortunio
Medicina rigenerativa e longevity
- Azione anti-aging e rigenerativa dei tessuti e del metabolismo cellulare
- Riduzione dell’infiammazione cronica
Infettivologia e immunologia
- Infezioni ricorrenti e resistenti agli antibiotici
- Supporto al sistema immunitario
Oncologia di supporto
- Potenziamento delle difese immunitarie durante la chemioterapia
- Miglioramento della tolleranza ai trattamenti oncologici
In tutti questi contesti, un elemento comune emerge con chiarezza: l'ozonoterapia può essere avviata anche in fase acuta, riducendo i tempi di recupero e limitando il ricorso ai farmaci tradizionali.
Ozonoterapia e farmaci: un'alternativa o un supporto?
Una delle domande più frequenti riguarda il rapporto tra ozonoterapia e terapia farmacologica. La risposta è netta: non si tratta di scegliere l'una o l'altra, ma di capire come integrarle nel modo più efficace. L'ozonoterapia non sostituisce i farmaci, ma in molti casi ne riduce significativamente la necessità. Agendo direttamente sulle cause del dolore e dell'infiammazione, consente di abbassare i dosaggi, abbreviare i tempi di trattamento e migliorare la qualità della vita senza gli effetti collaterali legati all'uso prolungato di antidolorifici o antinfiammatori. In questo senso, rappresenta uno strumento prezioso all'interno di un percorso terapeutico multidisciplinare: non un'alternativa alla medicina tradizionale, ma un potenziamento delle sue possibilità.
L'ozonoterapia alla Clinica Nuova Itor
Alla Clinica Nuova Itor di Roma, l'ozonoterapia è integrata all'interno di un approccio terapeutico più ampio, costruito sulla specificità di ogni paziente. Non viene proposta come soluzione isolata, ma come parte di un percorso diagnostico e terapeutico che parte dall'ascolto, valuta la storia clinica e definisce un piano personalizzato. Lo specialista valuta caso per caso l'indicazione al trattamento, le modalità di somministrazione più appropriate e l'eventuale integrazione con altre terapie disponibili in ambulatorio. L'obiettivo non cambia mai: ridurre il dolore, migliorare la funzionalità e restituire qualità di vita. La Clinica Nuova Itor di Roma offre consulenze specialistiche per valutare insieme se questo trattamento è indicato per la tua situazione. Il primo passo è semplice: prenotare una visita e raccontare la tua storia a chi ha gli strumenti per ascoltarla.
Articolo revisionato dal Dottor Fabrizio Tanzilli, specialista in terapia del dolore presso la Clinica Nuova Itor
Giornata Mondiale per l'Igiene delle Mani, anche i gesti semplici possono salvare vite
Ogni anno, il 5 maggio, l'Organizzazione Mondiale della Sanità promuove in tutto il mondo un gesto che costa poco e vale moltissimo: lavarsi le mani. Clinica Nuova Itor ha scelto di aderire anche quest'anno a questa iniziativa, perché crediamo che la prevenzione si costruisca nei dettagli e che un gesto semplice, fatto bene e al momento giusto, possa davvero fare la differenza per la sicurezza dei nostri pazienti.
Un appuntamento globale, un messaggio che non invecchia
Da diciotto anni, il 5 maggio l'OMS promuove la Giornata Mondiale per l'Igiene delle Mani, un appuntamento per ribadire il ruolo chiave di questa pratica nella cura clinica. Il tema scelto per il 2026 è quanto mai diretto: "Action saves lives — L'azione salva vite”. Un richiamo esplicito alla necessità di tradurre le raccomandazioni in comportamenti concreti, quotidiani e sistematici nei contesti assistenziali. La campagna ha obiettivi precisi: consolidare le corrette pratiche di igiene delle mani all'interno dei percorsi di cura, seguendo i 5 momenti indicati dall'OMS, e integrarle strutturalmente sia nei piani nazionali per il controllo delle infezioni, sia nelle procedure operative delle singole strutture sanitarie. I numeri confermano l'urgenza: la mancata igiene delle mani è riconosciuta come causa del 50% delle infezioni nosocomiali. Il 2026 è inoltre un anno-obiettivo importante: l'OMS ha indicato proprio quest'anno come traguardo per l'introduzione, in tutti i Paesi, di sistemi di monitoraggio dell'adesione all'igiene delle mani almeno negli ospedali di riferimento, con feedback strutturati agli operatori.
Un impegno quotidiano
Aderire a questa giornata non è per noi un atto simbolico. È la conferma di un impegno che portiamo avanti ogni giorno: garantire ai nostri pazienti un ambiente di cura sicuro, in cui ogni operatore conosce, rispetta e applica i protocolli di prevenzione delle infezioni. In occasione del 5 maggio, il nostro personale sanitario rinnova la propria attenzione ai 5 momenti dell'igiene delle mani:
- prima del contatto con il paziente;
- prima di una manovra asettica;
- dopo l'esposizione a liquidi biologici;
- dopo il contatto con il paziente;
- dopo il contatto con l'ambiente del paziente.
Siamo infatti assolutamente convinti che la sicurezza in corsia si costruisce anche così: con gesti precisi, ripetuti, consapevoli. Crediamo che sensibilizzare significhi prima di tutto dare l'esempio, e che ogni struttura sanitaria abbia la responsabilità di contribuire a quella cultura della prevenzione di cui il nostro sistema ha bisogno.
Fonti:
Scarica il cruciverba e scopri quanto sei preparato

Open day terapia del dolore, regalati una migliore qualità della vita
Convivere con il dolore logora. Non solo fisicamente: cambia il sonno, limita i movimenti, condiziona il lavoro, erode la pazienza. E troppo spesso chi ne soffre finisce per rassegnarsi, convinto che l'unica alternativa siano gli antidolorifici, o che quel dolore faccia ormai parte della sua quotidianità. Non è così.
La terapia del dolore è una specialità medica che non si limita a sedare il sintomo: interviene sul meccanismo che lo genera. Non cure palliative, quindi, ma percorsi terapeutici attivi, costruiti sulla storia clinica del paziente e sulla specificità del dolore che porta con sé. È per questo che alla Nuova Itor abbiamo un ambulatorio dedicato: perché riteniamo che chi soffre di dolore cronico, come quello articolare o muscoloscheletrico, merita una risposta clinica vera e approfondita.
Cosa c’è nel nostro ambulatorio di Terapia del dolore
Il punto di partenza è sempre l'ascolto: capire l'origine del dolore, la sua storia, il modo in cui si manifesta nella vita di chi lo porta. La visita prevede una raccolta anamnestica approfondita, la valutazione della documentazione clinica, un esame obiettivo mirato e la definizione di un piano terapeutico personalizzato. Non si esce con una diagnosi generica: si esce con un percorso. I trattamenti disponibili coprono un'ampia gamma di approcci, terapia farmacologica, blocchi antalgici, infiltrazioni ecoguidate, blocchi peridurali, viscosupplementazione, mesoterapia antalgica, agopuntura, ozonoterapia, perché patologie diverse richiedono strumenti diversi. Tra questi, l'ozonoterapia si è affermata come uno degli strumenti più versatili ed efficaci: agisce sull'infiammazione, riattiva il microcircolo, potenzia le difese immunitarie. Non ha effetti collaterali rilevanti e i benefici sono spesso percepibili sin dalla prima seduta.
Open day 27 e 28 aprile
Per chi vuole scoprire questo approccio, abbiamo organizzato per il 27 e 28 aprile, dalle 9 alle 18, due giornate di visite e trattamenti gratuiti.
Il pacchetto comprende:
- visita specialistica;
- prima seduta di ozonoterapia (se indicata).
I posti sono limitati.
Giornata Mondale del Rene, prenota uno screening gratuito
Il 12 marzo, in occasione della Giornata Mondiale del Rene, la Clinica Nuova Itor organizza una giornata di check up gratuito con i medici specialisti dell’ambulatorio di nefrologia. L’open day prevede incontro con il nefrologo, stick urine e misurazione della pressione. La prenotazione online è obbligatoria.
La Giornata Mondiale del Rene
Secondo le stime più accreditate, nel mondo ci sono oltre 850 milioni di persone affetta da disturbi ai reni. infatti, tra le patologie croniche, quelle che colpiscono l’apparato renale sono le più diffuse e la mortalità ad esse correlata è purtroppo in crescita. Per questo, è importante prendersi cura dei propri reni, sottoponendosi a controlli periodici che permettano di diagnosticare tempestivamente eventuali disturbi. La prevenzione, infatti, gioca un ruolo fondamentale nel trattamento di malattie come l’insufficienza renale. È con questo spirito che l’Organizzazione Mondiale della Sanità promuove ogni anno una giornata internazionale dedicata al rene e alla sua tutela. In questa occasione, molte strutture sanitarie organizzazione specifiche iniziative a sostegno della salute nefrologiche, per diffondere la cultura della prevenzione.
Per saperne di più sulle patologie renali, puoi leggere i seguenti approfondimenti, a cura degli specialisti in nefrologia della Clinica Nuova Itor:
Prevenzione reni: screening gratuito alla Clinica Nuova Itor
Proprio in occasione della Giornata Mondiale del Rene, la Clinica Nuova Itor ha scelto di organizzare una giornata speciale dedicata alla prevenzione contro le patologie nefrologiche. A coloro che aderiranno verrà data la possibilità di sottoporsi gratuitamente ad un check up di screening, con prenotazione obbligatoria.
L’iniziativa è in programma per giovedì 12 marzo, con appuntamenti disponibili dalle 9 alle 12 e dalle 13 alle 17.
Il pacchetto di check up comprende:
- Consulto con il nefrologo;
- Esame stick delle urine (è quindi necessario presentarsi con un campione già raccolto);
- Misurazione della pressione.
Progetto di formazione: Salute e Sicurezza in Dolomiti
È stato approvato dalla Regione Lazio il progetto Salute e Sicurezza in Dolomiti, finanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus 2021–2027, nell’ambito degli interventi dedicati alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il progetto prevede attività integrate di consulenza organizzativa e formazione rivolte alle imprese, con un focus specifico sul comparto sanitario: dalla prevenzione dei rischi professionali alla gestione dello stress lavoro correlato, fino al rafforzamento dei modelli di gestione della sicurezza e del benessere organizzativo.
Vai agli eventi di formazione
Nuova Itor celebra la Giornata Mondiale del Diabete con un open day di screening gratuito
Il 14 novembre prossimo, in occasione della Giornata Mondiale del Diabete, la clinica Nuova Itor metterà a disposizione i propri medici specialisti in endocrinologia per un open day di screening gratuito per la diagnosi di questa seria patologia. I controlli, effettuati dalle 9,30 alle 18,30, prevederanno lo svolgimento di una pluralità di test e valutazioni.
La Giornata Mondiale del Diabete: l’importanza della diagnosi precoce
Il 14 novembre, a livello internazionale, si celebra la Giornata Mondiale del Diabete. Un appuntamento fortemente voluto dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità e dall’International Diabets Federetion per sensibilizzare i cittadini sull’importanza della prevenzione nella cura di una malattia che, secondo i dati, causa 1,5 milioni di decessi ogni anno. Alla luce di questo dato, assume fondamentale importanza la diagnosi precoce del diabete, che consente di approntare un adeguato piano terapeutico e di migliorare qualità e aspettativa di vita del paziente. Per questo motivo, la clinica Nuova Itor ha deciso di celebrare questa ricorrenza con un’iniziativa che consentirà a chi lo desidera di sottoporsi a uno screening gratuito per il diabete. Di seguito, i dettagli dell’iniziativa.
Come funziona la giornata di screening del diabete presso Nuova Itor
Per accedere allo screening gratuito del diabete sarà necessario prenotarsi online, al seguente link.
I test verranno effettuati in via di Pietralata 162, il 14 novembre 2023, dalle ore 9,30 alle ore 18,30. Ai partecipanti è richiesto di presentarsi a digiuno.
Gli screening si comporranno di due diversi momenti:
- esecuzione dello stick glicemicoper la determinazione della glicemia capillare a digiuno;
- valutazione dei parametri antropometrici (pressione arteriosa, peso, altezza, BMI, circonferenza addominale);
- comoilazione della scheda di screening.
Una volta eseguito il test, saranno tre gli scenari possibili:
- le persone con valori di glicemia capillare a digiuno > 100 mg/dl verranno sottoposte immediatamente a una visita specialistica diabetologica con la dott.ssa Barbara Pirozzi;
- le persone con valori di glicemia < 100 ma con BMI sopra la soglia di rischio saranno indirizzati all'ambulatorio patologie metaboliche, con annesso consulto nutrizionale;
- le persone con valori di glicemia <100 e BMI nella norma, potranno andare, ricevendo solo il risultato del loro test
Prenota ora il tuo screening gratuito per il diabete

Giornata Mondiale per la sicurezza delle cure e della persona assistita
Il 17 settembre, in tutto il mondo, si celebra la Giornata Mondiale per la sicurezza delle cure e della persona assistita. Un’occasione fondamentale per sensibilizzare operatori sanitari, pazienti e caregivers sull’importanza del loro ruolo nel garantire un’assistenza sanitaria sicura.
La sicurezza delle cure e dei pazienti è uno degli obiettivi strategici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e, per realizzarlo, è considerato fondamentale il coinvolgimento non solo degli operatori sanitari ma anche dei pazienti stessi e dei loro familiari. A tale scopo, l’OMS ha scelto di istituire la Giornata Mondiale della sicurezza delle cure e della persona assistita che si celebra il 17 settembre. Per l’occasione, le strutture sanitarie di tutto il mondo sono chiamate ad impegnarsi in un’attività di comunicazione e sensibilizzazione rivolta a operatori sanitari, pazienti e loro parenti e caregivers. Clinica Nuova Itor, negli anni, ha sempre scelto di aderire all’iniziativa, comprendendone il profondo valore, sottolineato anche dal Ministero della Salute.
I messaggi chiave dell’OMS per il 2025
Per l’edizione 2025, l’OMS ha scelto il tema “Safe care for every newborn and child” con lo slogan “Patient safety from the start!”, per ribadire quanto sia importante garantire cure sicure in ogni fase della vita, a partire dalla nascita. La campagna globale richiama l’attenzione su aree chiave come la sicurezza dei farmaci e delle vaccinazioni, la diagnosi precoce, la prevenzione delle infezioni e la qualità dell’assistenza sanitaria in generale.
L’impegno quotidiano di Nuova Itor
Oggi, 17 settembre, celebriamo la Giornata Mondiale della Sicurezza del Paziente 🛡️❤️ ricordando che la salute merita sempre qualità e sicurezza delle cure. Alla Nuova Itor, questo principio guida ogni attività: tutte le visite, tutti gli esami diagnostici, tutti i percorsi terapeutici sono pensati per garantire professionalità, qualità e sicurezza. La sicurezza dei nostri pazienti non è solo un obiettivo annuale, ma un impegno quotidiano.
Organizzazione Mondiale della Sanità
Back to School, controlla vista e udito di tuo figlio prima del rientro in classe
Settembre è il mese del ritorno tra i banchi, ma anche il momento perfetto per prendersi cura della salute dei più piccoli. Per affrontare l’anno scolastico con serenità, è importante verificare che vista e udito siano perfettamente in ordine.
Disturbi visivi o uditivi, se non riconosciuti in tempo, possono ostacolare l’apprendimento e compromettere il benessere scolastico del bambino. Un controllo semplice può fare la differenza, permettendo di intervenire precocemente e assicurare a ogni bambino le migliori condizioni per esprimere il proprio potenziale.
Proprio per questo motivo, presso la Clinica Nuova Itor abbiamo pensato a un’iniziativa dedicata ai bambini dai 5 ai 10 anni.
Il pacchetto “Back to School” comprende:
- Visita ortottica
- Visita oculistica
- Esame audiometrico
Tutti gli esami verranno svolti in un unico pomeriggio, in modo da non far perdere ai piccoli pazienti nemmeno un’ora di lezione.
Il pacchetto è disponibile per tutto il mese di settembre al prezzo speciale di 130€.
Le gliflozine diventano più accessibili, una buona notizia per chi è affetto da Malattia Renale Cronica
L’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato una riforma importante che semplifica l’accesso alle gliflozine, farmaci innovativi utilizzati per il diabete, lo scompenso cardiaco e la malattia renale cronica (MRC). Non sarà più necessario il piano terapeutico né il ritiro in distribuzione diretta: basterà una semplice ricetta ripetibile in farmacia. Una decisione che migliora l’aderenza alla terapia, riduce i tempi di attesa e favorisce la sostenibilità del sistema sanitario.
L'accesso alle gliflozine diventa più semplice. In seguito alla Legge di Bilancio 2024, il CdA dell’AIFA ha approvato una decisione di grande rilevanza per medici, pazienti e farmacisti: le gliflozine, medicinali innovativi utilizzati per il trattamento del diabete di tipo 2, dello scompenso cardiaco e della malattia renale cronica (MRC), non richiedono più il piano terapeutico né la distribuzione diretta da parte delle strutture sanitarie. Quindi, saranno disponibili in farmacia con ricetta ripetibile, come già richiesto da tempo da diverse associazioni scientifiche e di tutela dei pazienti. Questa misura segna un importante passo avanti non solo in termini di semplificazione burocratica e riduzione delle liste d’attesa, ma anche di migliore aderenza terapeutica, uno dei problemi più critici nella gestione delle patologie croniche. Parallelamente, è stata anche concordata una rinegoziazione dei prezzi con le aziende produttrici, che dovrebbe tradursi in un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale. Ma cosa sono esattamente le gliflozine? Perché il loro impiego è così rivoluzionario anche per i pazienti con malattia renale cronica? Vediamolo in questo articolo.
Cosa sono le gliflozine
Partiamo proprio dalla definizione. Le gliflozine, conosciute anche tecnicamente come inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2), sono una classe relativamente recente di farmaci inizialmente sviluppati per il trattamento del diabete mellito di tipo 2. Il loro meccanismo d’azione è particolarmente interessante perché agisce a livello dei reni. Le gliflozine, infatti, inibiscono una specifica proteina (SGLT2) presente nei tubuli renali, responsabile del riassorbimento del glucosio filtrato dal sangue. In pratica, questi medicinali bloccano il riassorbimento del glucosio, che viene così eliminato con le urine. La conseguenza diretta è un abbassamento della glicemia. Questo effetto, utile nel diabete, si accompagna ad altri benefici:
- modesto calo ponderale;
- riduzione della pressione arteriosa;
- effetto diuretico;
- protezione funzionale su cuore e reni.
Gliflozine e trattamento della Malattia Renale Cronica (MRC)
Negli ultimi anni, però, numerosi studi clinici hanno dimostrato che i benefici delle gliflozine vanno ben oltre il controllo glicemico. Questi farmaci hanno infatti dimostrato effetti favorevoli anche in pazienti non diabetici, aprendo nuove prospettive terapeutiche nella gestione dello scompenso cardiaco e, soprattutto, della malattia renale cronica (MRC). Fino a poco tempo fa, infatti, i pazienti affetti da questa patologia nefrologica disponevano di opzioni terapeutiche limitate per rallentare la progressione del danno renale. L’introduzione delle gliflozine ha fortunatamente cambiato in modo radicale questo scenario. A oggi, numerosi studi clinici di alto livello hanno infatti dimostrato che questi farmaci riducono significativamente il rischio di peggioramento della funzione renale, indipendentemente dalla presenza o meno di diabete.
L’effetto protettivo delle gliflozine si basa su diversi meccanismi:
- riduzione della pressione intraglomerulare, con minor stress sui nefroni;
- effetto antiproteinurico, ossia riduzione della perdita di proteine nelle urine, un noto indicatore di danno renale attivo;
- controllo della pressione arteriosa;
- effetto anti-infiammatorio e antiossidante a livello renale.
Grazie a questi effetti, le gliflozine rallentano l’avanzamento della malattia e riducono il rischio di eventi gravi come la necessità di iniziare la dialisi o di sottoporsi a trapianto. In molti casi, questi benefici sono stati osservati anche in pazienti con diabete ben controllato o addirittura assente, confermando il ruolo centrale di questi farmaci nella nefroprotezione.
Inoltre, è importante sottolineare che generalmente le gliflozine sono ben tollerate. Gli effetti collaterali più comuni sono infezioni genitali, disidratazione e, raramente, chetoacidosi euglicemica, soprattutto nei pazienti con diabete di tipo 1 (per i quali l’uso infatti non è raccomandato). Tuttavia, il bilancio beneficio-rischio è ampiamente favorevole, soprattutto se il paziente è correttamente selezionato e monitorato.
Contatta l’Unità Operativa di Nefrologia della Clinica Nuova Itor
Articolo revisionato dal Dottor Nicola Pirozzi, specialista in nefrologia presso la Clinica Nuova Itor di Roma
CALENDARIO FORMAZIONE BANDO SICUREZZA
GENNAIO 2026
8 gennaio
• ICA ed IGIENE MANI (VII ed) — 9:30–13:30
• Ergonomia sanitari (VIII ed) — 14:00–18:00
9 gennaio
• Ergonomia sanitari (IX ed) — 8:00–12:00
15 gennaio
• Comunicazione efficace – violenza sanitari (I ed) — 9:00–18:00 (1 h pausa pranzo)
16 gennaio
• Stress lavoro–burnout AM (II ed) — 10:00–16:00
22 gennaio
• ICA ed IGIENE MANI (VIII ed) — 9:30–13:30
• LEGIONELLA (VII ed) — 14:30–18:30
23 gennaio
• LEGIONELLA (VIII ed) — 9:30–13:30
29 gennaio
• Comunicazione efficace – violenza sanitari (II ed) — 9:00–17:00
30 gennaio
• Ergonomia amministrativi (II ed) — 12:00–16:00
FEBBRAIO 2026
5 febbraio
• ICA ed IGIENE MANI (IX ed) — 9:30–13:30
• Ergonomia sanitari (X ed) — 14:00–18:00
6 febbraio
• Ergonomia sanitari (XI ed) — 8:00–12:00
12 febbraio
• Comunicazione efficace – violenza sanitari (III ed) — 9:00–18:00 (1 h pausa pranzo)
13 febbraio
• Stress lavoro–burnout (VI ed) — 8:00–14:00
19 febbraio
• Stress lavoro–burnout (VII ed) — 8:00–14:00
• LEGIONELLA (IX ed) — 14:30–18:30
20 febbraio
• LEGIONELLA (X ed) — 9:30–13:30
26 febbraio
• Comunicazione efficace – violenza sanitari (IV ed) — 9:00–18:00 (1 h pausa pranzo)
27 febbraio
• Stress lavoro–burnout (VIII ed) — 8:00–14:00
MARZO 2026
5 marzo
• ICA ed IGIENE MANI (X ed) — 9:30–13:30
6 marzo
• Stress lavoro–burnout (IX ed) — 8:00–14:00
12 marzo
• Comunicazione efficace – violenza sanitari (V ed) — 9:00–18:00 (1 h pausa pranzo)
13 marzo
• Stress lavoro–burnout (X ed) — 8:00–14:00
19 marzo
• Stress lavoro–burnout (XI ed) — 8:00–14:00
• LEGIONELLA (XI ed) — 14:30–18:30
20 marzo
• LEGIONELLA (XII ed) — 9:30–13:30
26 marzo
• Comunicazione efficace – violenza sanitari (VI ed) — 9:00–18:00 (1 h pausa pranzo)
27 marzo
• ICA ed IGIENE MANI (XI ed) — 9:30–13:30
Il calendario è in continuo aggiornamento e le date indicate possono subire variazioni.
Chirurgia ortopedica robotica: il futuro è già qui
La chirurgia ortopedica della Clinica Nuova Itor di Roma compie un ulteriore salto in avanti, in nome dell’innovazione tecnologica. Presso il reparto, infatti, è ufficialmente operativo il sistema VELYS Robotic-Assisted Solution, un macchinario di chirurgia robotica che permette di realizzare operazioni di artroprotesi. Una novità che promette di migliorare la precisione degli interventi, ridurre i margini di errore e accelerare il recupero post-operatorio. L’obiettivo è chiaro: migliorare la qualità delle cure e offrire ai pazienti soluzioni sempre più avanzate.
Cos’è VELYS e come funziona
VELYS è un robot chirurgico di ultima generazione, sviluppato da Johnson & Johnson, progettato per assistere i medici ortopedici durante gli interventi, in particolare quelli di protesi articolari. Questo sistema non sostituisce il chirurgo, ma lavora in stretta sinergia con lui, fornendo un supporto intelligente e in tempo reale grazie a un sofisticato sistema di sensori e algoritmi. Ad utilizzare questo avanzato strumento tecnologico presso la nostra struttura saranno il Dr. Matteo Papalia e il Dr. Fabio Treia, specialisti in ortopedia, che se ne avvarranno negli interventi di artroprotesi di ginocchio. Con il supporto del sistema robotico, sarà possibile pianificare e realizzare interventi ancora più personalizzati, tenendo conto delle caratteristiche anatomiche specifiche di ciascun paziente.
I vantaggi della chirurgia robotica
L’introduzione del sistema VELYS™ porta con sé numerosi benefici concreti:
- minor dolore post-operatorio;
- minor sanguinamento;
- recupero più rapido;
- minore rischio di complicanze;
- miglior ripristino della cinematica articolare (integrazione della protesi con l’anatomia).
Scopri di più sulla chirurgia robotica della Nuova Itor
Salute in Movimento, il pacchetto di visite ed esami che unisce sport e nutrizione
Il pacchetto Salute in Movimento unisce nutrizione e medicina sportiva, dedicato alla salute e al benessere, da curare anche in estate. La promozione resterà attiva per tutto il mese di luglio e consentirà di sottoporsi a una pluralità di visite, esami e controlli ad un prezzo speciale.
L’estate è alle porte e il desiderio di rimettersi in forma torna puntuale. Prendersi cura di sé, però, è importante non solo per ragioni estetiche ma anche e soprattutto per garantirsi benessere e salute. Per questo motivo, presso la Clinica Nuova Itor abbiamo ideato un pacchetto di visite ed esami chiamato "Salute in Movimento", che unisce prevenzione, attività fisica e corretta alimentazione, per aiutare tutti coloro che lo desiderano a fare un primo passo concreto verso un benessere più profondo e duraturo. Un’occasione non solo per migliorare l’aspetto fisico, ma per monitorare lo stato di salute generale, impostare un piano di movimento adatto alle proprie condizioni e ricevere indicazioni alimentari personalizzate. Insomma, un modo per partire con il piede giusto prima dell’estate e creare le basi per un percorso da proseguire anche dopo.
Il pacchetto Salute in Movimento, disponibile al costo di 180 euro, include:
- Analisi del sangue
- ECG sotto sforzo
- Visita medico sportiva
- Piano di allenamento personalizzato
- Bioimpedenziometria
- Visita con nutrizionista
- Piano alimentare su misura
La combinazione di esami clinici, valutazione dello stato fisico e supporto nutrizionale consente di avere una visione chiara e professionale della propria salute, e di impostare un percorso realistico e sostenibile per migliorare la propria forma in sicurezza. È l’occasione giusta per chi ha bisogno di una spinta iniziale , con il supporto di un’équipe specializzata.
Cisti renali: cause, sintomi e terapia
Le cisti renali sono un disturbo molto comune. Spesso asintomatiche, posso dare problemi quando di grandi dimensioni, mal posizionate o complesse. In questi casi, il paziente affetto da cisti dei reni può accusare dolore alla schiena e al fianco e altre manifestazioni tipiche. I possibili rimedi sono due: la scleroterapia e l’asportazione mediante intervento chirurgico.
Le cisti renali rappresentano una delle alterazioni più comunemente riscontrate durante esami di imaging, come ecografia, TC o risonanza magnetica. Nella maggior parte dei casi si tratta di cisti totalmente benigne e asintomatiche, che vengono identificate casualmente, in occasione di accertamenti effettuati per altri motivi.
Con l’avanzare dell’età, le cisti renali diventano un riscontro sempre più frequente: oltre la metà delle persone sopra i 60 anni ne presenta almeno una. Nella maggior parte dei casi si tratta di formazioni benigne e innocue. Tuttavia, ciò non significa che debbano essere trascurate: un monitoraggio regolare permette di valutarne le caratteristiche, rilevare eventuali cambiamenti e complicazioni nel tempo ed eventualmente intervenire tempestivamente quando necessario.
Unità Specialistica di Nefrologia a Roma – Clinica Nuova Itor
Cosa sono le cisti renali: definizione e classificazione
Le cisti renali sono estroflessioni sacciformi, cioè piccole sacche piene di liquido, che si sviluppano all’interno del tessuto del rene. Le cisti possono interessare uno solo dei due reni oppure essere bilaterali, e il numero è estremamente variabile: si va dalla presenza di una singola cisti fino a situazioni in cui sono presenti numerose cisti multiple. Possono essere parte di malattie ereditarie, come la malattia renale policistica (rene policistico), oppure, più frequentemente, comparire come forme acquisite, sviluppandosi nel corso della vita.
Tra le forme acquisite le più frequenti sono le cisti renali semplici caratterizzate da una forma regolare, con profili ben definiti, pareti sottili e contenuto liquido omogeneo. La loro dimensione può variare dai pochi mm a oltre i 10 cm e circa un quarto di esse tende a crescere nel tempo. Sono considerate lesioni benigne in quanto non recano danni alla funzione renale e il più delle volte sono asintomatiche.
Le cisti renali complesse, a differenza di quelle semplici, possono presentare pareti ispessite o calcificate, un contenuto disomogeneo, oppure essere suddivise internamente da setti (multiloculari) o formate da più cavità unite (multilobulari). In alcuni casi, possono anche essere associate a noduli solidi. Poiché queste caratteristiche si riscontrano talvolta anche in alcune neoplasie renali, può risultare difficile distinguere una cisti complessa da una lesione tumorale, rendendo necessari approfondimenti diagnostici più accurati.
Per facilitare la valutazione e la gestione delle cisti renali, nel 1986 è stata introdotta la classificazione di Bosniak, successivamente rivista nel 2003. Si tratta ancora oggi dello strumento radiologico di riferimento per stimare il rischio di malignità delle cisti renali. La classificazione si basa sulle caratteristiche radiologiche rilevate alla TC con mezzo di contrasto e suddivide le cisti in cinque categorie, in base al loro aspetto. Questo sistema aiuta a stabilire il grado di benignità o sospetto delle lesioni, guidando i medici nella scelta tra semplice monitoraggio, controlli ravvicinati o trattamento chirurgico.
Leggi di più sull’insufficienza renale cronica e sull’insufficienza renale acuta
Come si formano le cisti nei reni: cause e fattori di rischio
Le cause della formazione delle cisti renali non sono ancora del tutto chiare. Tuttavia, il fatto che la loro incidenza aumenti con l’età suggerisce un possibile legame con il processo di invecchiamento del tessuto renale. Con il tempo, le pareti dei tubuli renali possono indebolirsi, favorendo la formazione di piccole tasche di liquido, chiamate diverticoli, che possono progressivamente distaccarsi e trasformarsi in vere e proprie cisti.
Oltre all’età, esistono altri fattori di rischio associati allo sviluppo di cisti renali, tra cui:
- il sesso maschile
- la presenza di ipertensione arteriosa
- l’insufficienza renale cronica, che favorisce la formazione di cisti acquisite nel tempo.
Sintomi delle cisti ai reni
Le cisti renali semplici sono, nella maggior parte dei casi, asintomatiche. Tuttavia, i sintomi possono comparire quando la cisti aumenta di dimensioni o si complica (ad esempio in caso di rottura, infezione o compressione di strutture adiacenti).
Tra le manifestazioni cliniche più comuni troviamo:
- Dolore (lombare o al fianco): di tipo sordo e persistente, può peggiorare con i movimenti o la pressione sulla zona interessata.
- Ematuria (sangue nelle urine): può essere macroscopica (visibile a occhio nudo) o microscopica (rilevata solo all’esame delle urine), solitamente dovuta a sanguinamento o rottura della cisti.
- Infezione della cisti: si manifesta con febbre, brividi, astenia e sintomi simili a quelli di un’infezione urinaria.
- Ipertensione arteriosa: può verificarsi in presenza di cisti multiple o patologie renali associate, in particolare nella malattia renale policistica.
- Ostruzione delle vie urinarie (rara): le cisti di grandi dimensioni possono comprimere le vie urinarie, ostacolando il normale deflusso dell’urina.
- Peggioramento della funzione renale: evento raro nelle cisti acquisite, ma più frequente nelle forme ereditarie.
Come diagnosticare le cisti renali: visite ed esami
Per una diagnosi accurata e una corretta classificazione della cisti renale, è fondamentale rivolgersi a un medico specialista in nefrologia e sottoporsi a esami di diagnostica per immagini. L’ecografia renale rappresenta generalmente il primo passo, eventualmente seguita, su indicazione medica, da una TAC o da una risonanza magnetica, utili per approfondire le caratteristiche della lesione.
Prenota gli esami di diagnostica per immagini presso la Clinica Nuova Itor di Roma
Prevenzione e terapia delle cisti renali
Allo stato attuale delle conoscenze mediche, non essendoci chiarezza sulle cause che portano alla formazione delle cisti renali, non è possibile neanche fissare dei protocolli di prevenzione. Per quanto riguarda il trattamento di questa patologia, invece, sono diverse le opzioni di terapie disponibili, prime fra tutte quella conservativa con semplici controlli clinico/strumentali periodici.
Nel caso di cisti semplici e asintomatiche, non è necessario alcun trattamento, ma è consigliato un monitoraggio periodico nel tempo. Qualora si manifestino sintomi legati alla compressione di strutture adiacenti, può essere valutata l’opportunità di intervenire chirurgicamente per rimuovere la cisti.
Per le cisti complesse, in particolare quelle con sospetto di malignità, la rimozione chirurgica rappresenta spesso un passaggio fondamentale. L’intervento può variare da una semplice escissione della cisti fino a una nefrectomia parziale o totale, a seconda dell’estensione e della natura della lesione.
La scleroterapia
Con la scleroterapia non si rimuove completamente la ciste ma la si rende innocua. Facendosi guidare dall’ecografia e utilizzando un ago lungo e sottile, si raggiunge la ciste e si aspira il liquido che la riempie, sostituendolo poi con una soluzione a base di alcol che la indurisce. Si tratta di una metodica che si svolge in modalità ambulatoriale e in anestesia locale.
L’intervento chirurgico di asportazione della ciste renale
Nel caso si decide di procedere chirurgicamente, invece, la ciste viene completamente rimossa. In una prima fase, si procede a drenare il liquido, come nella scleroterapia. In un secondo momento, però, invece di riempire la ciste con altro liquido, l’involucro viene asportato o bruciato. L’intervento è mininvasivo, perché eseguito in laparoscopia, quindi praticando dei fori di ingresso piccolissimi sull’addome, per introdurre gli strumenti chirurgici necessari. La durata è di circa un’ora e immediatamente dopo l’intervento, il paziente può già essere mobilizzato e alimentarsi autonomamente.
Leggi l’approfondimento sulla dieta per la salute dei reni
Articolo redatto dalla Dott.ssa C. Gonzi della UO Nefrologia presso la Clinica Nuova Itor
La salute dei reni entra nell’agenda dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
L’OMS ha approvato la prima risoluzione globale sulla salute renale, riconoscendola come priorità sanitaria. Un passo decisivo per rafforzare prevenzione, diagnosi e accesso alle cure.
Il 23 maggio scorso, durante la 78ª Assemblea Mondiale della Sanità, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha approvato una risoluzione globale dedicata alla salute renale. Un atto che, per la prima volta, riconosce formalmente le malattie renali croniche come una priorità di salute pubblica globale, al pari di altre grandi patologie cronico-degenerative. La risoluzione, promossa dalla Società Internazionale di Nefrologia (ISN), con il sostegno di numerosi governi e associazioni scientifiche, ha l’obiettivo di migliorare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie renali in tutto il mondo.
Un riconoscimento atteso da anni
L’approvazione della risoluzione da parte dell’OMS rappresenta un passaggio cruciale, che getta le basi per politiche sanitarie più efficaci, investimenti mirati e azioni coordinate tra gli Stati membri.
Il documento si inserisce nel quadro degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG). In particolare:
- il target 3.4, mira a ridurre entro il 2030 la mortalità prematura per malattie non trasmissibili;
- il target 3.8, promuove l’accesso universale a servizi sanitari di qualità.
In linea con questi obiettivi, la risoluzione dell’OMS individua cinque aree di intervento fondamentali:
- migliorare la prevenzione e la diagnosi precoce delle patologie renali, oggi spesso silenti fino a stadi avanzati;
- affrontare i principali fattori di rischio (ipertensione, diabete, obesità, inquinamento ambientale) con un approccio sistemico;
- ridurre la dipendenza dalla dialisi attraverso strategie di prevenzione, con vantaggi sanitari, economici e ambientali;
- facilitare l’accesso al trapianto renale, aumentando la disponibilità di organi e migliorando l’equità nei percorsi di cura;
- promuovere la giustizia sanitaria, con particolare attenzione alle fasce sociali più vulnerabili, dove l’incidenza delle malattie renali è più elevata.
“L’approvazione di questa risoluzione è un punto di svolta,” ha dichiarato Marcello Tonelli, presidente dell’ISN. “Ora dobbiamo trasformare le parole in azioni concrete. Servono investimenti strutturali, collaborazione tra attori pubblici e privati, e soprattutto un impegno costante per garantire che nessuno venga lasciato indietro.”
Perché il benessere dei reni è fondamentale per la salute di tutti
L’inclusione della salute renale nell’agenda dell’OMS non è solo una conquista per gli specialisti del settore, ma un passo decisivo per la salute pubblica globale. I reni sono organi vitali che svolgono numerose funzioni indispensabili: filtrano il sangue eliminando le scorie metaboliche, regolano il bilancio idro-salino e acido-base, controllano la pressione arteriosa, stimolano la produzione di globuli rossi e attivano la vitamina D, contribuendo alla salute delle ossa. Quando i reni si ammalano, tutto l’equilibrio dell’organismo viene compromesso.
Le malattie renali croniche interessano oggi oltre 674 milioni di persone nel mondo, con un impatto diretto anche su patologie cardiovascolari, diabete, ictus e mortalità precoce. Si stima che una persona su dieci sia affetta da una forma più o meno grave di danno renale, ma nella maggior parte dei casi la diagnosi arriva troppo tardi, quando la funzione renale è già gravemente compromessa. Eppure, nonostante la loro diffusione, le malattie renali ricevono meno attenzione e risorse rispetto ad altre malattie croniche. Un grave lacuna, visto che un intervento precoce potrebbe rallentarne o impedirne la progressione, migliorando la qualità di vita delle persone e riducendo sensibilmente i costi per i sistemi sanitari.
Inoltre, dal punto di vista economico e ambientale, investire nella prevenzione della malattia renale significa anche ridurre la necessità di trattamenti ad alta intensità e costo, come la dialisi, e promuovere strategie più sostenibili e umane, come il trapianto o la gestione integrata del paziente cronico. Infine, non va dimenticato l’aspetto sociale: la prevalenza delle malattie renali è significativamente più alta nei contesti di povertà, marginalità e disuguaglianza. Promuovere l’accesso equo alle cure nefrologiche è quindi anche una questione di giustizia e di diritti.
Giornata mondiale dell'igiene delle mani, una campagna di sensibilizzazione per diffondere buone pratiche
Ogni anno, il 5 maggio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) promuove la Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani, con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza di questo gesto quotidiano nella prevenzione delle infezioni.
Lo slogan scelto per il 2025 è chiaro e diretto: “Guanti, a volte. Igiene delle mani, sempre.” Un messaggio forte che vuole sfatare un luogo comune diffuso: l’uso dei guanti non sostituisce l’igiene delle mani. Anzi, guanti contaminati possono diventare un veicolo di trasmissione tanto quanto le mani non lavate.
Perché l’igiene delle mani è così importante?
Perché rappresenta la prima e più efficace barriera contro la diffusione di virus, batteri e microrganismi. Nel contesto sanitario, ma anche nella vita quotidiana, lavarsi le mani nel modo corretto e nei momenti giusti è un atto di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.
L’OMS ha individuato i cinque momenti fondamentali per l’igiene delle mani in ambito sanitario, tra cui:
- prima del contatto con il paziente
- prima di una manovra asettica
- dopo l’esposizione a fluidi corporei
- dopo il contatto con il paziente
- dopo il contatto con l’ambiente del paziente
L'impegno della Clinica Nuova Itor
In linea con quanto definito dall’OMS, anche quest’anno, presso la Clinica Nuova Itor, abbiamo deciso di dare vita a una campagna di sensibilizzazione destinata sia agli operatori sanitari sia alle persone assistite e ai loro caregivers. Protagonista dell’iniziativa è proprio un guanto, pronto a fare la sua comparsa su degli appositi poster, affisi in vari punti della clinica, e a sfidare tutti con le sue puntuali domande. Un’occasione utile per testare le proprie conoscenze in merito al corretto uso dei guanti e alle giuste pratiche di igienizzazione delle mani.


















