L’OMS ha approvato la prima risoluzione globale sulla salute renale, riconoscendola come priorità sanitaria. Un passo decisivo per rafforzare prevenzione, diagnosi e accesso alle cure.

Il 23 maggio scorso, durante la 78ª Assemblea Mondiale della Sanità, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha approvato una risoluzione globale dedicata alla salute renale. Un atto che, per la prima volta, riconosce formalmente le malattie renali croniche come una priorità di salute pubblica globale, al pari di altre grandi patologie cronico-degenerative. La risoluzione, promossa dalla Società Internazionale di Nefrologia (ISN), con il sostegno di numerosi governi e associazioni scientifiche, ha l’obiettivo di migliorare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie renali in tutto il mondo.

Un riconoscimento atteso da anni

L’approvazione della risoluzione da parte dell’OMS rappresenta un passaggio cruciale, che getta le basi per politiche sanitarie più efficaci, investimenti mirati e azioni coordinate tra gli Stati membri.

Il documento si inserisce nel quadro degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG). In particolare:

  • il target 3.4, mira a ridurre entro il 2030 la mortalità prematura per malattie non trasmissibili;
  • il target 3.8, promuove l’accesso universale a servizi sanitari di qualità.

In linea con questi obiettivi, la risoluzione dell’OMS individua cinque aree di intervento fondamentali:

  • migliorare la prevenzione e la diagnosi precoce delle patologie renali, oggi spesso silenti fino a stadi avanzati;
  • affrontare i principali fattori di rischio (ipertensione, diabete, obesità, inquinamento ambientale) con un approccio sistemico;
  • ridurre la dipendenza dalla dialisi attraverso strategie di prevenzione, con vantaggi sanitari, economici e ambientali;
  • facilitare l’accesso al trapianto renale, aumentando la disponibilità di organi e migliorando l’equità nei percorsi di cura;
  • promuovere la giustizia sanitaria, con particolare attenzione alle fasce sociali più vulnerabili, dove l’incidenza delle malattie renali è più elevata.

“L’approvazione di questa risoluzione è un punto di svolta,” ha dichiarato Marcello Tonelli, presidente dell’ISN. “Ora dobbiamo trasformare le parole in azioni concrete. Servono investimenti strutturali, collaborazione tra attori pubblici e privati, e soprattutto un impegno costante per garantire che nessuno venga lasciato indietro.”

Perché il benessere dei reni è fondamentale per la salute di tutti

L’inclusione della salute renale nell’agenda dell’OMS non è solo una conquista per gli specialisti del settore, ma un passo decisivo per la salute pubblica globale. I reni sono organi vitali che svolgono numerose funzioni indispensabili: filtrano il sangue eliminando le scorie metaboliche, regolano il bilancio idro-salino e acido-base, controllano la pressione arteriosa, stimolano la produzione di globuli rossi e attivano la vitamina D, contribuendo alla salute delle ossa. Quando i reni si ammalano, tutto l’equilibrio dell’organismo viene compromesso.

Le malattie renali croniche interessano oggi oltre 674 milioni di persone nel mondo, con un impatto diretto anche su patologie cardiovascolari, diabete, ictus e mortalità precoce. Si stima che una persona su dieci sia affetta da una forma più o meno grave di danno renale, ma nella maggior parte dei casi la diagnosi arriva troppo tardi, quando la funzione renale è già gravemente compromessa. Eppure, nonostante la loro diffusione, le malattie renali ricevono meno attenzione e risorse rispetto ad altre malattie croniche. Un grave lacuna, visto che un intervento precoce potrebbe rallentarne o impedirne la progressione, migliorando la qualità di vita delle persone e riducendo sensibilmente i costi per i sistemi sanitari.

Inoltre, dal punto di vista economico e ambientale, investire nella prevenzione della malattia renale significa anche ridurre la necessità di trattamenti ad alta intensità e costo, come la dialisi, e promuovere strategie più sostenibili e umane, come il trapianto o la gestione integrata del paziente cronico. Infine, non va dimenticato l’aspetto sociale: la prevalenza delle malattie renali è significativamente più alta nei contesti di povertà, marginalità e disuguaglianza. Promuovere l’accesso equo alle cure nefrologiche è quindi anche una questione di giustizia e di diritti.